La lingua italiana deve molto alla Divina Commedia. Anche se è un testo dichiarato “antichissimo”, si parla di una serie di argomenti, tematiche e problematiche che sono attuali perché appartengono all’animo umano.

La filosofia, le paure, le speranza e le esperienze di vita, sono ben trascritte in un testo diviso a “canti”. Quello più famoso è il Canto 3 dell’Inferno. Magari non si conosce virgola per virgola, ma se iniziamo col dire: “Lasciate ogni speranza, voi che entrate”, ci viene in mente l’entrata dell’inferno.

In questo momento, Dante, discende nell’inferno condotto dal suo maestro Virgilio. Il Canto 3 dell’Inferno è stato definito uno dei più belli perché immediatamente troviamo una serie di elementi che uniscono diversi stati d’animo del lettore.

Qual è la tematica centrale

Entriamo nel vivo del discorso. Di cosa parla il Canto 3 dell’Inferno? Le interpretazioni sono diverse, ma c’è un chiarimento su quale sia la tematica. Nel medioevo era molto forte il timore di trovarsi in un luogo sconosciuto, dove si poteva vivere di paure e di sofferenza.

Si aveva molto forte il senso dell’appartenenza. Ogni persona doveva prendere decisioni e donare la sua totale fedeltà a un ideale. Chiunque non avesse le idee chiare, che non si schiera da nessuna parte, né nel male né nel bene. Praticamente esseri di cui diffidare sempre. Un tema molto forte in questo periodo. Ecco la tematica centrale che presenta il luogo peggiore perfino dell’inferno.

Riassunto del Canto 3 dell’inferno

Il riassunto letterale e sintetizzato del Canto 3 dell’Inferno è semplice da fare e da capire. Dante e Virgilio, il suo mentore, arrivano alla porta dell’inferno, che in realtà è antinferno. L’entrata è sinistra, spaventosa, non presagisce nulla di buono. Sull’entrata c’è una scritta che dichiara immediatamente che chiunque entri soffrirà. Infatti, si devono lasciare le “speranza” lì, alla porta.

Appena varcata la soglia si incontrano gli ignavi, cioè le anime di coloro che sono dei doppiogiochisti. Considerate tanto meschine e abiette che non hanno diritto nemmeno di giungere all’inferno. A questo punto si notano centinaia di anime dannate che non possono attraversare il fiume Acheronte.

Incontra il traghettatore di anime “Caronte”. Si descrive esattamente la situazione e l’atmosfera di sgomento. Una volta che parlano con Caronte, che protesta per il trasporto dell’anima di Dante, c’è un grande terremoto e il poeta sviene.

Interpretazioni filosofiche

Il Canto 3 dell’Inferno ha anche delle tematiche molto filosofiche che hanno diverse interpretazioni. Una di quelle che ha riscontrato molti pareri favorevoli, è il chiarimento del pensiero di fedeltà e tradimento indissolubile nella morale umana. Infatti, il Canto 3 dell’Inferno palesa immediatamente che coloro che non prendono mai decisioni, sono esseri non degni nemmeno dell’inferno.

Essendo questi esseri abbietti, non hanno nemmeno la possibilità di essere traghettati da Caronte, che rappresenta, nell’interpretazione filosofica, il “rimorso”. Proprio per questo essi non potranno mai salire sulla barca ed espiare la loro colpa. Ovviamente esistono anche altre interpretazioni filosofiche del Canto 3 dell’Inferno, ma questa è quella maggiormente apprezzata.