Come ottenere un mutuo con contratto di lavoro a tempo determinato

Chiedere un mutuo per l’acquisto della prima casa è una operazione che può divenire complicata qualora non si possa godere di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. L’impiego subordinato a tempo determinato, infatti, non consente al soggetto di dimostrare con certezza quale e di che entità sarà la propria fonte di reddito una volta terminato l’impiego attuale. Nel caso dei piccoli prestiti tradizionali, questo ostacolo viene raggirato semplicemente organizzando il prestito in modo che il pagamento dell’ultima rata sia precedente all’ultimo mese di lavoro, ma nel caso di prestiti a lungo periodo, come ad esempio un mutuo, come intuibile una soluzione di questo tipo non è perseguibile. Quali sono dunque le possibilità che si prospettano a chi si trova in questa situazione?

Incentivi di mutuo per i giovani precari

Già nel 2011, resosi conto del problema, il governo grazie alla collaborazione tra Abi e Ministero della gioventù, aveva previsto una serie di aiuti destinati ai giovani precari intenzionati ad acquistare la prima casa. Secondo questo tipo di incentivo, sarebbe stato lo Stato a garantire il 50% dell’importo della rata che la coppia si impegnava comunque a restituire. Le banche, dunque, avrebbero dovuto proporre questa soluzione a tutte le coppie con figlio a carico, con età inferiore ai 35 anni, con un membro della coppia impiegato con contratto a tempo determinato e con un reddito complessivo inferiore ai 35.000 euro. Il mutuo in sè, invece, avrebbe dovuto coprire un importo massimo di 200.000 euro da saldare in più di 20 anni con tasso fisso o variabile, ma comunque soggetto ad uno spread dell’1,5%.

Che impatto avuto nel mercato questa agevolazione? Poco, pochissimo! La maggior parte delle banche infatti non hanno comunicato questa possibilità agli interessati, mentre i consumatori dal canto loro non informati non ne hanno fatto esplicita richiesta. Il consiglio, dunque, è quello di chiedere sempre in maniera chiara se siano attive agevolazioni per la propria categoria di appartenenza.

Le varie opzioni

Anche in assenza di agevolazioni, è comunque data al lavoratore precario la possibilità di accendere un mutuo, anche se con alcuni accorgimenti anche importanti. Per ottenere infatti un mutuo in questo casi può essere utile disporre di un anticipo molto elevato da versare come garanzia dei futuri pagamenti. Solitamente in caso di sottoscrizione di un mutuo al soggetto viene chiesto di versare inizialmente almeno il 20% dell’importo totale, in questi casi la percentuale si alza fino al 40% o 50%. Così facendo si riduce l’importo da restituire e si ha quindi la possibilità di ottenere in maniera più agevole il finanziamento. Per aumentare la probabilità di avere accesso al mutuo, inoltre, è opportuno avere la possibilità di presentare come garante almeno un genitore con una buona condizione economica e che possa dunque garantire in caso di mancato pagamento. La fonte di reddito o di capitale di terzi, dunque, verrà intesa come garanzia a rientro del prestito e permetterà la concessione dello stesso.

In fase di scelta specifica del mutuo, invece, è bene propendere su soluzioni il più possibile flessibili e modulabili. Ci sono infatti dei prodotti che permettono di ottenere delle agevolazioni in caso di assenza momentanea di una fonte di reddito derivante dal lavoro, Grazie a questi prodotti si potrà ad esempio posticipare al mese successivo una rata, modificare l’importo complessivo del mutuo stesso (fino a 5 anni) qualora ci sia la necessità di ridurre l’importo di una singola rata. Purtroppo non di rado questo tipo di proposta si accompagna a tassi di interesse più elevati, spetta quindi al singolo soggetto ponderare costi e benefici e comprendere quale possa essere la situazione migliore rispetto al proprio specifico caso. In generale, tuttavia, considerate che difficilmente ad un lavoratore atipico vengono concessi importi superiori ai 180.000 o 200.000 euro.

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