
L’abbigliamento monouso viene utilizzato in numerosi ambienti professionali per limitare il contatto con sostanze, particelle, microrganismi o materiali potenzialmente contaminanti. La scelta dei prodotti si basa sulla valutazione dei rischi presenti sul luogo di lavoro e sulle caratteristiche richieste dalla normativa applicabile.
Cosa dice la normativa italiana sull’abbigliamento monouso
Quando un indumento monouso svolge una funzione di protezione nei confronti di un rischio professionale, è necessario capire se rientra nella categoria dei dispositivi di protezione individuale. In questo caso si applica il Regolamento (UE) 2016/425 sui DPI, direttamente applicabile negli Stati membri, che stabilisce i requisiti essenziali di salute e sicurezza per la progettazione e la fabbricazione dei dispositivi destinati a proteggere l’utilizzatore.
In Italia la disciplina della sicurezza sul lavoro fa inoltre riferimento al D.Lgs. 81/2008, che attribuisce al datore di lavoro il compito di valutare i rischi presenti nell’attività e individuare le misure di prevenzione e protezione adeguate. Se il rischio non può essere eliminato o ridotto attraverso altre misure, i DPI diventano uno degli strumenti da adottare.
Ovviamente, non è sufficiente acquistare un prodotto definito genericamente “monouso” per garantire la protezione dei lavoratori. Si consiglia di verificare a quale rischio risponde, per quale utilizzo è stato progettato e quali requisiti possiede. Per esempio, si possono trovare sovrascarpe di gomma online certificati, con un prezzo interessante, e prima dell’acquisto è importante controllare che le caratteristiche dichiarate siano effettivamente coerenti con l’ambiente professionale nel quale verranno utilizzati.
Chi utilizza questa tipologia di abbigliamento
L’abbigliamento monouso può essere utilizzato in contesti completamente differenti. In ambito sanitario viene utilizzato per contribuire al controllo della contaminazione durante determinate attività; nei laboratori può servire a proteggere l’operatore o il materiale da contaminazioni indesiderate. Anche l’industria alimentare, la cosmetica, la pulizia professionale e alcuni comparti manifatturieri ricorrono frequentemente a indumenti destinati a un solo utilizzo.
Alcuni servono a mantenere condizioni igieniche adeguate, mentre altri possono rientrare nella categoria dei DPI quando proteggono l’utilizzatore da specifici rischi.
La distinzione è importante anche per la formazione del personale. Chi indossa un prodotto monouso deve sapere quando utilizzarlo, come indossarlo correttamente, quando sostituirlo e come eliminarlo. La semplice disponibilità del dispositivo non garantisce infatti un comportamento sicuro.
Smaltimento e sostenibilità
La caratteristica monouso pone inevitabilmente una questione ambientale, poiché un prodotto destinato a essere utilizzato una sola volta genera un rifiuto dopo un periodo spesso molto breve, per cui la gestione corretta dello smaltimento diventa parte integrante dell’organizzazione aziendale.
Non tutti gli indumenti utilizzati nei diversi ambienti professionali seguono lo stesso percorso di smaltimento. La classificazione del rifiuto dipende dalla sua origine, dal materiale e soprattutto dall’eventuale contaminazione. In presenza di materiali contaminati da sostanze pericolose o agenti biologici, devono essere applicate le procedure specifiche previste dalla normativa.
Per questo motivo l’azienda dovrebbe evitare di trattare tutto l’abbigliamento monouso come un’unica categoria. È quindi necessario verificare la natura del rifiuto prodotto e seguire le modalità di raccolta e conferimento previste.
La sostenibilità può essere ricercata anche nella fase di acquisto, scegliendo prodotti realmente necessari, evitando sprechi e valutando materiali e confezionamenti per ridurre la quantità di rifiuti generati. Se le condizioni di sicurezza lo consentono, inoltre, si consiglia di confrontare le soluzioni riutilizzabili e monouso considerando l’intero ciclo di utilizzo, dalla produzione al lavaggio fino allo smaltimento.
