
Quando un prodotto si rompe o presenta un difetto, la prima domanda è sempre la stessa: è ancora in garanzia? Per la maggior parte degli acquisti fatti come consumatori, la risposta è spesso più favorevole di quanto si pensi, grazie alla garanzia legale di conformità, disciplinata dagli articoli 128 e seguenti del Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005), aggiornati nel 2022 in attuazione della Direttiva UE 2019/771.
Quarto articolo del ciclo sui diritti del consumatore: dopo recesso, bollette e voli, entriamo nel tema che genera più incertezza tra chi acquista beni durevoli — elettrodomestici, elettronica, mobili — cioè cosa succede quando il prodotto smette di funzionare correttamente prima del previsto.
Cos’è la garanzia legale e chi la deve
La garanzia legale di conformità è dovuta al consumatore sempre, per legge, dal venditore (non dal produttore). È completa, gratuita e non può essere né esclusa né limitata da alcuna clausola contrattuale: qualsiasi accordo che tenti di escluderla o limitarla è nullo. Si applica a qualsiasi contratto con cui un venditore, nell’esercizio della propria attività professionale, trasferisce la proprietà di un bene a un consumatore, incluse le vendite online, quelle fuori dai locali commerciali e quelle a distanza.
Dal gennaio 2022, con il recepimento della direttiva europea, la garanzia legale si estende anche ai contenuti digitali (software, e-book, app) e ai servizi digitali (cloud, streaming, abbonamenti software).
Quanto dura: 24 mesi, con un’eccezione per l’usato
La durata standard è di 24 mesi dalla data di consegna del bene. Per i beni usati, la durata può essere ridotta a 12 mesi, ma solo se questa riduzione è espressamente indicata nel contratto di vendita: in assenza di indicazione, vale comunque il termine pieno di 24 mesi anche sull’usato.
C’è poi un termine ulteriore da conoscere: il consumatore ha 2 mesi di tempo dalla scoperta del difetto per denunciarlo al venditore (termine che, dopo la riforma del 2022, non è più un requisito rigido come in passato, ma resta buona norma segnalare il problema appena lo si nota, per evitare contestazioni sui tempi). L’azione per far valere i rimedi si prescrive in 26 mesi dalla consegna del bene.
L’onere della prova: chi deve dimostrare cosa
Questo è probabilmente il punto meno conosciuto e più utile da sapere. La legge prevede una presunzione a favore del consumatore: se il difetto si manifesta entro i primi 6 mesi dalla consegna, si presume che esistesse già al momento dell’acquisto, e sarà il venditore a dover dimostrare il contrario (ad esempio che il difetto è stato causato da un uso improprio del consumatore). Questo termine di 6 mesi è stato modificato dalla riforma del 2022: prima era di 12 mesi, oggi è stato ridotto, ma resta comunque un vantaggio significativo per chi acquista.
Se il difetto si manifesta dopo i 6 mesi dalla consegna, l’onere della prova si inverte: sarà il consumatore a dover dimostrare che il difetto era già presente al momento dell’acquisto, anche se non ancora visibile — un compito più complesso, che a volte richiede una perizia tecnica.
I rimedi disponibili: riparazione, sostituzione, riduzione del prezzo
In caso di difetto di conformità, il consumatore ha diritto, in prima battuta, a scegliere tra la riparazione o la sostituzione del bene, entrambe gratuite e senza alcun costo aggiuntivo per il consumatore (spese di spedizione, manodopera, materiali sono a carico del venditore). Il venditore può rifiutare uno dei due rimedi solo se impossibile o se comporta costi eccessivi rispetto all’altro.
Se la riparazione o la sostituzione non sono praticabili, non vengono effettuate entro un termine ragionevole, o causano un notevole disagio al consumatore, si passa ai rimedi secondari: la riduzione del prezzo proporzionale al difetto, oppure la risoluzione del contratto con restituzione del prezzo pagato. La risoluzione non è ammessa per difetti di lieve entità, salvo che il consumatore dimostri che anche un difetto minore gli causa un pregiudizio significativo.
Garanzia legale vs garanzia commerciale: non sono la stessa cosa
Un equivoco molto comune è confondere la garanzia legale con la garanzia commerciale (o convenzionale) offerta dal produttore o dal venditore, disciplinata dall’articolo 133 del Codice del Consumo. La garanzia commerciale è facoltativa: il venditore o produttore può scegliere di offrirla o non offrirla, e — quando la offre — resta vincolato alle condizioni che ha dichiarato (durata, cosa copre, modalità).
La differenza pratica più importante: la garanzia legale è sempre gratuita e non eliminabile; la garanzia commerciale può avere condizioni più restrittive (ad esempio escludere alcuni componenti) o, al contrario, offrire coperture più ampie (come l’estensione a 3 o 5 anni per alcuni elettrodomestici). Le due garanzie si cumulano: avere una garanzia commerciale non fa perdere la garanzia legale, e il consumatore può scegliere quale far valere in base a cosa gli è più favorevole nel caso specifico.
Cosa conservare e come procedere in caso di difetto
Per far valere la garanzia legale servono prove dell’acquisto: scontrino, ricevuta o fattura, che è bene fotografare o scansionare, dato che con il tempo l’inchiostro termico degli scontrini tende a scolorire e diventare illeggibile. Non è necessario conservare la confezione originale, anche se può facilitare eventuali spedizioni per la riparazione.
In caso di difetto, il primo passo è contattare il venditore (non il produttore, salvo che il venditore stesso indirizzi al servizio assistenza del produttore per la riparazione), comunicando il problema e la richiesta di riparazione o sostituzione. Se il venditore non risponde o rifiuta senza motivo valido, si può procedere con una diffida scritta, e successivamente rivolgersi a un’associazione dei consumatori, al Giudice di Pace per importi contenuti, o segnalare il caso all’AGCM se si tratta di un comportamento sistematico verso più clienti.
Domande frequenti
La garanzia legale copre anche i danni causati da me, come una caduta accidentale?
No. La garanzia legale copre solo i difetti di conformità preesistenti o dovuti a un vizio del prodotto, non i danni causati da un uso improprio, un incidente o un urto accidentale.
Devo conservare la scatola originale per far valere la garanzia?
Non è obbligatorio, ma è consigliabile conservare almeno la prova d’acquisto (scontrino o fattura), che è l’unico documento davvero indispensabile.
Cosa succede se il venditore ha chiuso l’attività?
La garanzia legale è dovuta dal venditore che ha stipulato il contratto; se questo non è più operativo, può essere più complesso far valere il diritto, ed è opportuno rivolgersi comunque a un’associazione dei consumatori per valutare le alternative disponibili.
La garanzia legale vale anche per i prodotti acquistati all’estero, ad esempio su Amazon.de?
Sì, se il venditore opera anche verso l’Italia o l’Unione Europea, si applicano le stesse tutele previste dal Codice del Consumo italiano.
Chi paga le spese di spedizione per la riparazione in garanzia?
Il venditore, sempre. La garanzia legale non prevede alcun costo aggiuntivo per il consumatore, comprese le spese di trasporto.
Posso scegliere io tra riparazione e sostituzione?
Sì, la scelta spetta al consumatore, salvo che una delle due opzioni sia impossibile o comporti per il venditore costi sproporzionati rispetto all’altra.
Se il difetto emerge dopo 8 mesi dall’acquisto, devo dimostrare io che esisteva già?
Sì, superati i 6 mesi dalla consegna, l’onere della prova si inverte e spetta al consumatore dimostrare che il difetto era presente al momento dell’acquisto.
Sapere che la garanzia legale è un diritto autonomo, gratuito e non rinunciabile — distinto da quella commerciale — permette di affrontare con più sicurezza qualsiasi discussione con un venditore poco collaborativo. Nel prossimo articolo del ciclo vediamo un tema collegato: le clausole abusive che si nascondono nei contratti di tutti i giorni, e come riconoscerle prima di firmare.
