
Lo shopping online ha radicalmente cambiato le abitudini di venditori e acquirenti, offrendo cataloghi che si rinnovano continuamente, sempre a portata di clic. Nel dietro le quinte delle vetrine online si nascondono però dei rischi che riguardano sia chi vende sia chi acquista.
I commercianti rischiano di vedere i loro profitti erodersi, a causa di costi non sempre immediatamente visibili, come i resi e la logistica costosa. Gli acquirenti invece devono fare i conti con altre criticità, come lo shopping compulsivo e il rischio dell’indebitamento invisibile. In questa guida esploreremo i dati attuali sui rischi legati alla marginalità, analizzando l’impatto del settore sul fashion retail.
Guida ai rischi per i retailer: margini erosi e nuove sfide
L’e-commerce per i retailer rappresenta un’arma a doppio taglio: da un lato permette di raggiungere mercati potenzialmente illimitati, ma da un altro lato presenta costi nascosti e spesso salati. Gli elevati costi logistici, soprattutto quelli legati alle spedizioni gratuite e alla complessa gestione dei resi, rischiano di erodere significativamente la marginalità, cioè la differenza tra il prezzo di un articolo e il costo di acquisto o di produzione. Inoltre, per poter competere con i giganti del fast fashion i piccoli commercianti sono spesso costretti a ricorrere a sconti aggressivi, che riducono il profitto e distruggono il valore del brand.
La moda italiana negli ultimi anni sta vivendo un momento difficile, come dimostra la contrazione del 6,6% del settore. Anche il settore del lusso, considerato impermeabile e più resiliente alle crisi e alle fluttuazioni economiche, ha perso milioni di clienti. A complicare il tutto ci sono alcune pratiche controproducenti per gli e-commerce, come il ROPO (Research Online, Purchase Offline). Molti utenti usano le piattaforme online solo per raccogliere informazioni sui prodotti, che vengono poi acquistati direttamente nei negozi. Tutto questo genera sicuramente traffico digitale, che però risulta effimero poiché porta poche conversioni.
In tale scenario diventa essenziale avere il pieno controllo delle prestazioni omnicanale del proprio e-commerce. Molte aziende si stanno affidando alla tecnologia e stanno scegliendo soluzioni come magicstore.cloud, un ecosistema di servizi che analizza la marginalità e ottimizza i canali di vendita, permettendo ai commercianti di avere una visione chiara sui costi nascosti. Soluzioni simili aiutano a prendere decisioni basate su dati reali.
Guida ai rischi per i consumatori: le trappole dell’acquisto facile
Passiamo adesso all’altro lato della barricata, quella dei consumatori, che pure devono fare i conti con una serie di problematiche piuttosto serie, sia di natura economica che psicologica.
Uno dei primi rischi è il cosiddetto shopping compulsivo, di cui ne è affetta una percentuale di acquirenti compresa tra il 3% e il 7% secondo studi e statistiche di settore. La facilità dell’acquisto e un marketing aggressivo spesso spingono i clienti ad acquistare compulsivamente capi d’abbigliamento e accessori di cui non hanno effettivamente bisogno.
C’è poi un altro pericolo con cui fare i conti: il sovraindebitamento causato dall’uso di formule d’acquisto facili, come il BNPL (Buy Now, Pay Later). Con questa formula i consumatori possono acquistare subito un prodotto, anche costoso, per poi dilazionare il pagamento nel corso dei mesi successivi. Pur essendo una soluzione comoda, in questo modo non si ha la percezione di quanto si sta spendendo realmente, col rischio di indebitarsi. Tale fenomeno è molto diffuso tra i giovani che hanno una scarsa conoscenza della gestione del credito personale.
Infine va fatto un discorso sulla qualità stessa dello shopping. I consumatori non possono toccare i vestiti, né valutare attentamente i dettagli, né tanto meno indossare gli abiti. Capita spesso che i capi acquistati hanno un colore diverso da quello presente sul sito, o che magari non offrono la vestibilità desiderata. Questo determina un senso di insoddisfazione, senza considerare l’acquisto rivelatosi inutile.
Cosa dicono i dati chiave del settore
Per comprendere al meglio la portata di questi fenomeni e affrontare il mercato in continua evoluzione con i giusti strumenti, è opportuno guardare ai numeri che non mentono mai. I dati sono piuttosto incoraggianti se si guarda all’e-commerce B2C in Italia, dove si è registrato un positivo aumento del 6% nel 2024. Tuttavia gli acquisti online nel settore retail restano ancora piuttosto limitati.
Il dato più allarmante e significativo riguarda il mercato del fashion retail nel suo complesso. Confrontando il valore e i volumi attuali con i livelli del 2019, si registra un preoccupante calo dell’8,1%. Non si tratta semplicemente di una flessione temporanea, ma di un campanello d’allarme che evidenzia una crisi profonda che riguarda il calo del potere d’acquisto generale, determinato anche da un nuovo aumento dell’inflazione.
Affinché lo shopping di moda possa tornare a essere sostenibile per tutti, è necessaria una notevole inversione di tendenza, a partire da una maggiore trasparenza sui costi reali per i retailer e una maggiore educazione finanziaria per i consumatori.
