Quello che il mondo sta attraversando in questo periodo è il classico momento difficile. Il coronavirus ormai da più di due anni condiziona in modo pesante la vita delle persone e l’economia degli Stati e negli ultimi mesi è stato accompagnato da un’inflazione in costante ascesa e soprattutto dalla situazione in Ucraina, che da crisi si è trasformata in guerra. In situazioni di questo tipo scatta in modo automatico la corsa al bene rifugio.

Il bene rifugio per eccellenza è da sempre considerato l’oro, ma dando un’occhiata alle sue quotazioni emerge subito qualcosa di strano. Il prezzo dell’oro è salito, ma non quanto quello di altri asset ed in particolare di altre materie prime, come ad esempio quello del gas, quello del carbone e, restando in tema di metalli, del nichel e del litio. E poi c’è la situazione delle criptovalute, che merita di essere analizzata per poter dire se il Bitcoin può davvero entrare nella ristretta lista dei beni rifugio.

Le criptovalute possono essere viste come un nuovo bene rifugio?

Il fatto che il prezzo dell’oro non stia correndo a ritmi vertiginosi non significa che il metallo prezioso abbia perso la sua funzione di riserva sicura. Molto più semplicemente, lo scenario attuale è contraddistinto dalla presenza di più beni rifugio differenti: considerando che il prezzo dell’oro era già salito parecchio nel corso dello scorso anno, non bisogna stupirsi del fatto che oggi gli altri asset crescano in maniera più importante.

Sono tornati di moda gli investimenti immobiliari e molti investitori hanno deciso di mettere i loro soldi al sicuro investendo sul dollaro. E le criptovalute? È ancora difficile affermare in modo assoluto che il Bitcoin sia già un bene rifugio. Per trovare una risposta, è bene osservare con attenzione il grafico con il valore del bitcoin presente sul portale specializzato Criptovalute.io, uno strumento utile per capire l’andamento di questo crypto asset e fare le dovute valutazioni in merito.

L’andamento del Bitcoin negli ultimi anni

Secondo la definizione classica, i beni rifugio sono quelli che hanno un valore reale che riesce a mantenersi generalmente costante anche nei periodi di inflazione alta e nei momenti in cui c’è turbolenza sui mercati. Investire in un bene rifugio, quindi, significa proteggere il proprio capitale. Da diverso tempo ci si chiede se pure i crypto-asset possano rientrare in questa definizione.

Durante il periodo più duro della pandemia molte persone hanno sposato questa tesi, scegliendo di investire in Bitcoin e compagnia e facendo alzare il valore delle criptovalute. Ma nei mesi successivi le cose non sono andate come ci si aspettava, anzi: nel periodo a cavallo tra il 2021 ed il 2022 il Bitcoin di fatto ha seguito l’andamento del mercato azionario, cosa che un bene rifugio non dovrebbe fare.

La situazione attuale e le possibili evoluzioni

Per quanto il mercato criptovalutario abbia conquistato una certa forza, il Bitcoin è ancora un po’ troppo volatile per poter essere considerato un bene rifugio. E poi non bisogna dimenticarsi del fatto che le criptovalute in generale, per quanto siano nate con finalità completamente diverse, sono ancora viste soprattutto come strumento speculativo ed anche questo le tengono ancora molto lontano dall’essere un porto sicuro come può essere l’oro.

Ma il mondo crypto è ancora un mercato molto giovane e le cose possono cambiare in futuro. L’evoluzione della situazione in Russia ed Ucraina potrebbe avere un peso importante anche da questo punto di vista. Ma a prescindere dall’essere o meno un bene rifugio, il Bitcoin merita di essere ancora considerato come un’interessante opportunità sia dagli investitori che adottano strategie di lungo periodo che da trader che operano a breve o a brevissimo termine.